Terribili due: quando le cose non vanno come dovrebbero

Ebbene sì, anche la Mamma Qualunque che vi parla è approdata (anzi, direi catapultata a massima velocità) ai temutissimi terribili due: quell’arco di tempo più o meno variabile, che va dai 2 ai 3 anni ed oltre, in cui nostro figlio si trasforma in un vulcano in continua eruzione, un muro impenetrabile di ostilità e testardaggine.

E’ incredibile l’effetto debilitante sul nostro stato d’animo che hanno questi cicli continui di NO, FACCIO IO, NON VOGLIO: sessioni infinite di negoziazioni per la minima sciocchezza, capricci per noi incomprensibili che spuntano come funghi nell’arco della routine quotidiana che, fino a poco prima, sembrava filare finalmente liscia e senza intoppi.

In questo periodo ogni certezza che (con fatica!) abbiamo costruito intorno alla personalità e abitudini di nostro figlio/a, sembra dissolversi completamente. All’improvviso, le abitudini che con tanto impegno avevamo cercato di instillare nella loro vita di tutti i giorni vengono rifiutate, sfidate, disprezzate.

Come tanti altri aspetti della maternità, anche la difficoltà di questa fase è pressoché impossibile da comprendere appieno finché non la si vive in prima persona.

Lo sfinimento psicologico che si prova a fine giornata, dopo ore di litigi e capricci scatenatisi senza apparente motivo, riesce davvero a prosciugarci di ogni energia e positività: il nervoso che di conseguenza ci accompagna e ci porta a cedere più spesso alla sgridata o alla sculacciata a sua volta provoca sensi di colpa per non essere state all’altezza della situazione, ed eccoci catapultate in un circolo vizioso di stress e negatività che certamente non aiuta a gestire questi momenti delicati.

Il mondo pediatrico ci ha subissato di manuali, linee guida, percorsi formativi suggeriti, comportamenti genitoriali da prendere a modello. Anche il mondo non pediatrico, d’altra parte, non manca di farci avere feedback (tramite commenti di parenti, mamme, a volte anche totali estranei) su come dovremmo educare i nostri figli o gestire i loro capricci. E allora come riuscire a gestire tutto questo cercando di mantenere almeno una minima parvenza di equilibrio psicofisico?

Personalmente, sono sempre stata quella mamma che legge in anticipo, si prepara, si informa, si crea tanti castelli in aria su regole teoriche da applicare in situazioni mai vissute. Sicuramente molto più semplice della realtà sperimentata in prima persona! 🙂

Con il passare del tempo ho capito questo: per quanto possa essere corretto informarsi e farsi un’idea generale sul modello educativo che si vorrebbe adottare con i propri figli, è pressoché impossibile riuscire ad applicare regole teoriche alle nostre singole esperienze – e questo vale per tutto nella vita!

Ma l’errore più grande è quello di poter pensare di applicare in pari misura delle parole stampate su un manuale a milioni di situazioni differenti, su milioni di bambini differenti.

Credo che questo sia lo sbaglio maggiore che una mamma, magari insicura e in cerca di risposte efficaci, possa fare: molto spesso dovremmo rinchiudere nel dimenticatoio tutto quel bagaglio astratto di consigli, istruzioni e preconcetti inculcati che ci portiamo faticosamente appresso, e riprendere a fidarci del nostro istinto di mamme, del nostro compasso morale. Guardare negli occhi i nostri figli, e vederli per quello che sono: delle persone a tutti gli effetti, con la loro identità e le loro esigenze, uniche e incomparabili.

Confezionare loro addosso un set prestampato di regole e soluzioni non potrà mai essere la risposta ai nostri problemi.

Prima di essere una Mamma Qualunque che scrive, sono una Mamma Qualunque che legge, tanto, e devo ammettere che mi fa sorridere vedere questo infinito susseguirsi di articoli: “il segreto per fermare i capricci: segui anche tu questo nuovo metodo!”, “le 3 regole da adottare per affrontare i terribili due”, “mai più capricci in 5 semplici passi!”. Magari funzionasse veramente così!

La realtà è ben diversa. Ognuno dei nostri figli vivrà questo importantissimo momento di sviluppo diversamente a seconda del proprio carattere.

Ci saranno i bambini testardi, i bambini bonaccioni, i bambini che quasi non li senti (ma esistono davvero?), i bambini che ti fanno vergognare per strada. Sono tutte sfaccettature della loro identità che sta emergendo: stiamo finalmente iniziando a conoscere veramente i nostri figli, nei loro pilastri caratteriali che contribuiranno a formare quella che sarà la loro personalità da adulti.

E’ inutile avvilirsi perché il bambino della nostra amica dorme di più, mangia meglio, non fa i capricci per andare a letto, non ti fa disperare per percorrere dandoti la mano quegli stramaledetti 100 metri di marciapiede che separano l’auto dall’asilo. “Loro” non sono i nostri figli, e sarebbe una profonda ingiustizia colpevolizzarli – anche se inconsciamente – perché dovrebbero essere un po’ meno loro e un po’ più altri.

E’ per questo motivo che penso che un consiglio universale per tutti i bambini che si trovano in questa fase delicata non esista. Personalmente, nei momenti più difficili, cerco di pormi sempre la stessa domanda: questo tratto di mia figlia che ora mi fa venire voglia di sbattere ripetutamente la testa contro il muro fino a cadere in un piacevolissimo oblio dominato da pace e silenzio, un domani potrà fare la differenza nella sua vita da adulta. Come posso plasmare questa sua caratteristica in un qualcosa che la aiuterà a farsi strada nella vita?

Viola è molto testarda e determinata: oggi questo significa che anche solo convincerla a farsi il bagno, a mettere la giacca se fa freddo, a darmi la mano quando camminiamo per strada, può provocare una vera e propria battaglia con tanto di crisi isteriche a non finire, perché qualcuno le sta imponendo una volontà che non collima con la sua. Domani, cosa potrà significare? Il nostro ruolo da genitori, in questo, è cruciale.

L’obiettivo che mi devo porre come madre è questo: come posso prendere questo tratto della sua personalità, oggi così estremo e senza filtri, ed aiutarla a trasformarlo domani in un elemento vincente? Potrà essere un’adulta sicura e determinata, uno dei doni più preziosi che possiamo fare ai nostri figli.

In questo modo, affrontare l’ennesima crisi isterica perché siamo usciti con la macchina bianca anziché con la macchina nera (…so che sapete di cosa parlo) non diventa più semplice, ma inizia quantomeno ad assumere una dimensione diversa. E’ un piccolo mattoncino da incasellare volta per volta, contando fino a 178246743 e cercando di sopprimere gli istinti violenti che ci assalgono in quei momenti.

E nel frattempo, care mamme, ricordiamoci di staccare ogni tanto! Assicuratevi di fissare regolarmente una serata off, avere in casa del buon vino per le giornate difficili (non che voglia spingervi verso l’alcolismo da stress…. ), approfittare anche solo di un paio d’ore di libertà per spalmarvi sul divano davanti a Netflix senza alzare un dito in casa. Ritagliatevi dei momenti solo vostri per scaricare lo stress accumulato, e siate pronte a ripartire da zero una volta ricaricate.

Credetemi, ne avremo bisogno!

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